Team Building: non basta “fare qualcosa insieme”
Bisogna sapere perché lo si fa
Il team building è spesso visto come un’attività ludica, una semplice occasione di svago o aggregazione tra colleghi. Ma quando viene progettato con una finalità precisa, diventa uno strumento potente per accompagnare i processi di cambiamento culturale.
È ciò che ha sperimentato un’azienda del settore comunicazione, impegnata in una trasformazione radicale. In questo contesto, la sola coesione tra i team non era più sufficiente: serviva un’azione mirata per allineare motivazioni, obiettivi e dinamiche interne, dando impulso a un nuovo corso per l’intera organizzazione.
Un cambiamento strutturale: nuove sfide, nuova direzione
L’azienda – circa quaranta collaboratori – stava affrontando un importante cambio di passo: una nuova direzione commerciale, un nuovo posizionamento sul mercato, eventi rinnovati e un’immagine esterna completamente rivisitata.
Per far funzionare il cambiamento, serviva comunicare con efficacia, coinvolgere le persone, allenare nuove competenze e, soprattutto, generare entusiasmo. Non mancavano però le resistenze: c’era chi si chiedeva se valesse la pena “perdere tempo” con un’attività di team building, chi dichiarava apertamente di non voler collaborare con certi colleghi, chi era scettico sulla reale utilità della formazione. Alcuni professionisti senior, da anni in azienda, osservavano con cautela l’arrivo del nuovo direttore.
Un team building strategico: oltre il “fare gruppo”
La richiesta della direzione era di realizzare un percorso di team building. Ma si è deciso fin da subito di non ridurlo a un generico “fare gruppo”. È stato invece progettato come parte integrante della trasformazione culturale in corso.
L’obiettivo era chiaro: coinvolgere davvero le persone nel nuovo ritmo aziendale.
La progettazione ha considerato i bisogni specifici dei diversi gruppi funzionali:
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Commerciali, interessati a rafforzare il public speaking;
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Produzione, focalizzata su problem solving e responsabilizzazione;
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Creativi, desiderosi di valorizzare il proprio processo ideativo.
Sono stati scelti tempi compatibili con il lavoro quotidiano e si è definito fin da subito un modello per misurare l’impatto del percorso: la metrica dello Human Sigma di Gallup, che mette in relazione soddisfazione interna e percezione dei clienti.
Un’esperienza simbolica per attivare consapevolezza
Il percorso esperienziale ha visto i tre gruppi partire da strade diverse, ognuna delle quali offriva tips di formazione personalizzati. Le strade conducevano a due sponde opposte di un ruscello, che poteva essere attraversato solo con la costruzione – fisica e simbolica – di un ponte.
La costruzione del ponte ha richiesto collaborazione tra i gruppi produttivi, creativi e commerciali. È seguita una fase di riflessione guidata, progettata per far emergere consapevolezze operative, comunicative e decisionali.
I fattori di successo del team building
Ciò che ha fatto davvero la differenza è stato il contesto progettuale complessivo:
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Comunicazione interna trasparente e coinvolgente;
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Ascolto attivo di dubbi e aspettative;
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Coinvolgimento di figure chiave come portavoce;
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Scelta accurata del luogo, per favorire l’apprendimento esperienziale.
Team building misurabile: i risultati
Otto mesi dopo il percorso, i risultati sono stati concreti: l’indice Human Sigma è passato da 60,5 a 69,7 (su una scala da 0 a 75). A confermare il cambiamento:
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Collaborazioni tra reparti prima poco frequenti;
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Nuove iniziative cross-funzionali;
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Una nuova immagine interna coerente con quella esterna.
Conclusioni: progettare il team building con uno scopo preciso
Il messaggio è chiaro:
Il team building genera valore quando è progettato sulla base di uno specifico “perché”.
Serve una scelta mirata del tipo di esperienza, con una misurazione concreta dell’impatto che renda visibili i risultati.
Il team building è tempo strategico per costruire cultura, allineamento e risultati.
Come dice un proverbio: “Se la nave manca il porto, difficilmente la colpa è del porto.”
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