Energy Manager
Da responsabile dei consumi a protagonista della competitività industriale
Per molto tempo l’Energy Manager è stato considerato soprattutto un profilo tecnico incaricato di monitorare i consumi energetici, individuare gli sprechi, proporre interventi di efficientamento e garantire il rispetto degli adempimenti normativi. Generalmente, questa figura trovava collocazione nell’area manutenzione, nella gestione degli impianti o nel settore tecnico.
Un esempio chiaro si trova nel settore farmaceutico, dove l’Energy Manager opera in un contesto con standard elevatissimi: sistemi HVAC, camere bianche, trattamento dell’aria, refrigerazione, produzione di vapore, acqua refrigerata e continuità operativa. In questo ambito, ogni intervento di efficienza energetica deve essere sempre perfettamente compatibile con i requisiti GMP, i protocolli di qualità e la validazione degli impianti.
Oggi, tuttavia, il perimetro d’azione di questo ruolo si sta ampliando notevolmente. La volatilità dei prezzi dell’energia, la diffusione delle fonti rinnovabili, i target di decarbonizzazione e l’elettrificazione dei processi produttivi hanno trasformato l’energia in una variabile strategica per la competitività aziendale.
Dall’efficienza energetica alle decisioni strategiche
L’Energy Manager non deve più limitarsi a ridurre i consumi, ma è chiamato a contribuire direttamente alle decisioni inerenti agli investimenti, ai costi industriali, alla continuità della produzione e alla sostenibilità aziendale.
Questa evoluzione non avviene ovunque con le stesse modalità:
-
Nelle piccole e medie imprese: prevalgono ancora mansioni di carattere tecnico-operativo.
-
Nei grandi gruppi industriali e nel settore energetico: emergono profili trasversali dotati di spiccate competenze economiche e gestionali.
Come cambia il ruolo: due casi pratici
1. L’energia nel sistema di governo delle performance
In una ricerca di personale per una multinazionale industriale nell’area di Padova, la figura dell’Energy Manager si articola su più livelli: monitoraggio dei consumi, individuazione delle opportunità di risparmio, definizione delle strategie di efficienza, supervisione dei contratti energetici, valutazione degli investimenti nelle rinnovabili e collaborazione costante con produzione, manutenzione ed HSE, oltre alla reportistica destinata al management locale e corporate.
Prendendo come esempio uno stabilimento automotive, non si tratta più soltanto di sostituire motori inefficienti o individuare perdite di aria compressa. Diventa fondamentale:
-
Analizzare i consumi energetici in relazione ai volumi di produzione.
-
Valutare la convenienza nell’ottimizzare i cicli di lavorazione.
-
Stimare il ritorno economico degli investimenti (ROI).
-
Trovare soluzioni che migliorino l’efficienza mantenendo inalterate produttività e affidabilità.
In questo modo, l’Energy Manager diventa un interlocutore chiave per il Direttore di Stabilimento, il Controllo di Gestione e la Direzione Generale.
2. Massimizzare la redditività degli asset energetici
Un secondo esempio significativo riguarda il settore del biometano. In questo contesto, l’Energy Manager ha il compito di:
-
Ottimizzare i flussi tra produzione, autoconsumo e immissione in rete.
-
Monitorare costantemente le performance degli impianti.
-
Gestire le relazioni con i trader e seguire le opportunità di incentivo.
-
Contribuire allo sviluppo di nuovi progetti energetici.
L’obiettivo principale non è solo consumare meno, ma incrementare la redditività complessiva degli asset. Se, per esempio, aumentano i consumi elettrici dei compressori, il professionista analizza le cause tecniche insieme ai responsabili operativi, quantifica l’impatto economico degli interventi e orienta le scelte sull’autoproduzione o sulla gestione commerciale dei flussi.
Le competenze chiavi del nuovo Energy Manager
La digitalizzazione accelera la trasformazione di questa professione. L’adozione di sistemi SCADA, BMS, piattaforme avanzate di Energy Management e strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale permette di automatizzare la raccolta e l’elaborazione dei dati.
Di conseguenza, il valore valore aggiunto del professionista si sposta dalla semplice analisi dei dati alla loro interpretazione strategica.
A fianco della solida formazione ingegneristica e della conoscenza delle normative (come la ISO 50001), emergono quattro pilastri di competenze fondamentali:
-
Competenze Economico-Finanziarie: capacità di costruire business case, valutare il ritorno degli investimenti e confrontare scenari economici differenti.
-
Competenze Digitali e Analitiche: utilizzo di piattaforme di monitoraggio integrate, gestione dei KPI energetici e comprensione dei modelli previsionali.
-
Competenze Gestionali: coordinamento di progetti trasversali, gestione del budget, dei fornitori e degli interlocutori interni.
-
Competenze Commerciali e di Mercato: comprensione del mercato energetico, dei contratti di fornitura, della normativa sugli incentivi e delle opportunità legate alle fonti rinnovabili.
Risulta inoltre fondamentale saper comunicare in modo chiaro con interlocutori non tecnici, traducendo i dati energetici in risultati economici tangibili per il board.
La sfida per la Direzione HR: inquadramento e valorizzazione
L’evoluzione del ruolo apre un importante quesito organizzativo. Spesso le responsabilità richieste all’Energy Manager aumentano considerevolmente, mentre la sua collocazione gerarchica e la retribuzione rimangono legate a quelle di uno specialista tecnico.
Per le Direzioni HR e il Management Aziendale diventa prioritario distinguere chiaramente tra tre livelli di responsabilità:
-
Energy Manager Operativo: focalizzato sulla gestione tecnica dei singoli impianti.
-
Responsabile Energetico di Stabilimento: con compiti d’integrazione tra consumi ed esigenze di produzione.
-
Corporate Energy Manager: con visione strategica su più siti, gestione dei budget di approvvigionamento e pianificazione degli investimenti a lungo termine.
Per integrare con successo questo profilo, i Direttori di Stabilimento dovrebbero coinvolgere l’Energy Manager già nelle fasi di pianificazione della produzione e nelle decisioni sugli investimenti industriali, superando la logica di una gestione dell’energia separata dalle operations.
Una professione strategica per il futuro delle imprese
Se gli specialisti tecnici rimarranno indispensabili per presidiare gli impianti, nei contesti industriali più complessi l’Energy Manager è destinato a guidare le scelte economiche e di sostenibilità.
-
Per le Imprese: la sfida consiste nell’attribuire strumenti, deleghe e posizioni organizzative adeguate.
-
Per le Risorse Umane: occorre aggiornare i profili professionali, le griglie retributive e i percorsi di carriera.
-
Per i Professionisti: è fondamentale integrare la preparazione tecnica con competenze manageriali, economico-finanziarie e digitali.
Il passaggio cruciale è definire una funzione misurata non soltanto sui kWh risparmiati, ma sul valore industriale e sulla competitività generati per l’intera organizzazione.
Guarda la pagina delle carriere in corso.
Scrivi un commento