Chi serve davvero al vertice aziendale?
A cura di Giovanna Combatti
Nel mondo anglosassone – soprattutto negli Stati Uniti – sta emergendo con forza una figura chiave nei vertici aziendali: il Chief of Staff. In Italia è ancora poco conosciuto e spesso confuso con l’Assistente di Direzione, ma il suo ruolo è ben più strategico. Non si limita a supportare il leader: è una sua estensione operativa, organizzativa e decisionale.
Perché nasce nelle aziende internazionali
Il Chief of Staff risponde a un’esigenza chiara: alleggerire i vertici dalla complessità organizzativa, non solo da agende o corrispondenza. Agisce come filtro e acceleratore, permettendo ai CEO di concentrarsi sulle decisioni chiave, mentre lui gestisce flussi informativi, stakeholder e progetti trasversali.
Un ruolo strategico e trasversale
La forza del Chief of Staff sta nel suo posizionamento unico: opera accanto alla leadership, ma attraversa l’intera organizzazione. Coordina progetti critici, gestisce priorità aziendali, supporta momenti strategici e può anche rappresentare il leader in contesti esterni o interni.
Spesso gli vengono affidate le iniziative “senza casa”, quelle che non ricadono in un dipartimento specifico ma sono vitali per il cambiamento.
Il Chief of Staff come facilitatore culturale
Oltre all’efficienza operativa, il Chief of Staff favorisce l’allineamento culturale, traducendo la visione aziendale in azione concreta. Lavora per garantire che tutti i livelli dell’organizzazione comprendano e agiscano secondo la strategia, offrendo al contempo feedback costruttivo al vertice.
Esiste il Chief of Staff nelle aziende italiane?
Nel contesto italiano, dove le organizzazioni sono spesso meno strutturate e più legate alle relazioni personali, non esiste un ruolo equivalente univoco. Tuttavia, emergono figure che ne condividono le caratteristiche, come il segretario generale, il business development manager o il project manager strategico.
In alcune realtà, questo ruolo è affidato a un direttore operativo trasversale o a una figura ibrida tra strategia, organizzazione e comunicazione, spesso cresciuta internamente e vicina alla proprietà.
Quando serve davvero
La domanda non è solo “ci serve un Chief of Staff?”, ma piuttosto:
“Chi può aiutarci a fare il salto di qualità nella gestione strategica?”.
Se le risposte riguardano la necessità di più allineamento, migliore esecuzione strategica, supporto al vertice e capacità di affrontare la complessità, allora la risposta potrebbe essere proprio questa figura.
Un ruolo su misura per ogni azienda
Il Chief of Staff è una figura da modellare, non uno standard da applicare. Ogni impresa può:
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Partire da un ruolo esistente, potenziandolo;
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Individuare un talento interno da far crescere;
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Inserire un professionista esterno con esperienza in strategia o organizzazione.
La chiave è comprenderne il valore strategico. In tempi di trasformazione continua, avere qualcuno che guida l’esecuzione e tiene la rotta non è un lusso: è una leva competitiva.
In conclusione:
Se la vostra organizzazione ha bisogno di rafforzare il coordinamento, liberare il vertice dalla complessità operativa e accelerare l’innovazione, forse è il momento giusto per chiedersi:
Abbiamo già un Chief of Staff, anche se non lo chiamiamo così?
È il momento di immaginarlo?
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